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L'Epigrafe Sibillina di San Domenico Maggiore

 

 

ricerche a cura di IniziazioneAntica

 

 

 

 

1 - NIMBIFER ILLE DEO MICHI SACRVM INVIDIT OSIRIM
2 - IMBRE TVLIT MVNDI CORPORA MERSA FRETO
3 - INVIDA DIRA MINVS PATIMVR FVSAMQVE SVB AXE
4 - PROGENIEM CAVEAS TROIVGENAMQVE TRVCEM
5 - VOCE PRECOR SVPERAS AVRAS ET LVMINA CELO
6 - CRIMINE DEPOSITO POSSE PARARE VIAM
7 - SOL VELVTI IACVLIS ITRVM RADIANTIBVS VNDAS
8 - SI PENETRAT GELIDAS IGNIBVS ARET AQVAS

In questo atrio, precisamente sul muro tra la porta della chiesa di San Domenico Maggiore e quella del monastero, vi è una lastra in marmo sulla quale è incisa una strana, sibillina epigrafe. Tutta l’epigrafe ha una strana scansione: i primi 2 versi sembrano descrivere una situazione primordiale con l’utilizzo di appropriati perfetti; poi, con i successivi due, si passa a descrivere la condizione attuale di coloro cui è indirizzata l’epigrafe, e si utilizzano quindi due presenti, il primo nel modo della realtà, l’indicativo, il secondo con un congiuntivo esortativo. A questi 4 versi ne succedono altri 4 anch’essi suddivisi in 2 coppie. Si tratta di una preghiera che dall’alto si prepari la via, i primi 2 versi, seguita da un’immaginifica metafora che ne esplica il senso, se così si può dire.


 

 


Seguono le Traduzioni a cura di Massimiliano Contatore, Vittorio Gleijeses e Gian Pietro Basello



1 - Nimbifer ille deo michi sacrum invidit Osirim
MC Il Tempestoso invidiò al divino seme il sacro Osiride.
VG Quell'apportatore di sventure mi invidiò il Sole sacro a Dio
GPB Quell'apportatore di nembi mi invidiò l'Osiride sacro a Dio

2 - Imbre tulit mundi corpora mersa freto
MC Con una tempesta sprofondò i corpi celesti nel mare.
VG Con la pioggia trasportò via i corpi che erano sommersi nelle acque del mare.
GPB Con la pioggia portò sommersi i corpi del mondo (=tramonto dei corpicelesti??) dal flutto.

3 - Invida dira minus patimur fusamque sub axe
MC Noi non subiamo del tutto (tali) ostili azioni funeste.
VG Ora soffriamo di meno le feroci calamità.
GPB Le calamità ostili soffriamo meno e la sparsa sotto l'asse (del mondo).

4 - Progeniem caveas troiugenamque trucem
MC Guardati (però) dall’ampia e truce progenie che è sotto il cielo.
VG Stai attento alla cattiva progenie troiana che trovasi sotto il cielo.
GPB Progenie temi e il truce (fiero, duro) troiano.

5  -Voce precor superas auras et lumina celo
MC Prego a piena voce che le superne luci e i lumi, rimessa.
VG Con la mia voce prego gli spiriti i superiori lumi.
GPB Con (alta) voce prego gli spiriti superiori e i lumi.

6 - Crimine deposito posse parare viam
MC In cielo la colpa, possano preparare la via.
VG Affinché tolto il peccato possano spianare la via verso il cielo.
GPB Di, rimesso il crimine, poter preparare la via verso il cielo.

7 - Sol veluti iaculis itrum radiantibus undas
MC Sì come il Sole con fulgide saette tra le onde.
VG Come il Sole raggiando novellamente i suoi strali.
GPB Come il Sole [se] di nuovo con gli strali (frecce) irraggianti le onde.

8 - Si penetrat gelidas ignibus aret aquas
MC Penetra e con le fiamme solca le gelide acque.
VG Se penetra le acque dissolve col suo calore le acque gelide.
GPB Se penetra, dissolve col suo calore le gelide acque.


 

Commento esteso a cura di Massimiliano Contatore:

v. 1) Ho tradotto Nimbifer con Tempestoso, letteralmente sarebbe "Portatore di Pioggia o Nubi".
Micai è un dativo arcaico di prima declinazione.
Ho tradotto Invidit con invidiò per mantenere le funzioni logiche di Micai e Osirim. v. 2) Letteralmente il verso sarebbe: "Con una tempesta portò i corpi del cielo (o universo) immersi nel mare".
v. 3) Sub axe vuol dire “sotto l’asse celeste”.
v. 4) Troiugenam è aggettivo che raramente si incontra ed è sempre riferito alla stirpe dei romani di discendenza troiana, a te le dovute considerazioni.
v. 6) E’ un ablativo assoluto, ma di quale colpa parla... ne possiamo solo avere un’idea.
vv. 7-8) Meravigliosa metafora nel migliore stile, nulla da dire, non ci resta che attendere per parlarne. Ah dimenticavo, ho trattato Itrum come fosse Inter, non vedo altre possibilità. Tutta l’epigrafe ha una strana scansione: i primi 2 versi sembrano descrivere una situazione primordiale con l’utilizzo di appropriati perfetti; poi, con i successivi due, si passa a descrivere la condizione attuale di coloro cui è indirizzata l’epigrafe, e si utilizzano quindi due presenti (il primo nel modo della realtà, l’indicativo, il secondo con un congiuntivo esortativo). A questi 4 versi ne succedono altri 4 anch’essi suddivisi in 2 coppie. Si tratta di una preghiera che dall’alto si prepari la via ( i primi 2 versi ) seguita da un’immaginifica metafora che ne esplica il senso ( se così si può dire ).
 


Versione del Domenico Bocchini, dal suo giornale “Il Geronta Sebezio”, Napoli, 1850, numero 4.



foto tratta dal manoscritto inedito dello stesso autore, Napoli, 1827


Quel Nimbifero(1) Dio Me Sacro O-Sirio
A livido occhio sguarda. Il Mar colle acque,
Che il Mondo accavalciò, sommerse i corpi(2)
Qui sotto l’Asse ù taciti restiamo?
L’invidia men ne ardiglia, e la de’Troi
Diffusa truce Razza, assai vitanda…

Colle travolte al Ciel lumina un priego
All’aure porgo supere… La strada
Ne addita o Nume del deposto crime…
Qual Sol che’l pian dall’acque irradia, e fulge…
Se poi dal fuoco è tocca(3)… Attepe, e svapa…

 

Note:

(1) Giove-Nimbifero: ovvero dispiaciuto che gli uomini non gli rendono più culto malgrado che con le acque fa piovere e rende fertile la campagna felice.
(2)Le acque del mare spazzarono la Terra, e ne sommersero tutti i corpi che esistevano sulla faccia esterna. Ma non quelli che abitavano Sub-Axe, ossia nel cavo della pietra forata, Sub-Ascie erano i tumuli arcani.
(3)Ossia che tutte le acque tocche dal Sole si rendono terpide, si corrompono, e svaporano, ma non quelle sotterranee.

 

 

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