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Il Significato Esoterico dell'Equinozio di Primavera

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Il Significato Esoterico dell'Equinozio di Primavera
 
 
 
 
Amalgama di articoli a cura di IniziazioneAntica

 
 
 
La primavera, comunemente avvertita come stagione del rilassamento e del ristoro, contiene in sé il segreto della conoscenza di possenti forze che reggono alla radice la vita della terra: forze luminose e vivificanti, forze abbaglianti, addirittura forze tenebrose. In tempi antichi le liturgie del calendario consentivano ai popoli di partecipare al corso dell’anno cogliendo la possibilità del contatto con numi chiaramente distinti; i tempi moderni, con l’avvento dell’intelletto, hanno sciolto l’uomo dall’ordine sacro del tempo. Questo scioglimento è stato nel contempo un liberarsi (della forza individuale) e un impoverirsi (dell’anima).
Oggi un compito di sintesi attende l’individuo: quello di riconnettersi ai grandi ritmi della natura, al sacro ciclo dell’anno conservando il proprio pensiero lucido. È un compito innanzitutto del singolo, quindi delle comunità di uomini che sapranno formarsi sulla base di una rinnovata spiritualità per riaprire il varco chiuso dal materialismo, per frenare l’irruzione di forze oscure e la caduta dell’umanità nel subumano.
Nel passaggio dalla primavera all’estate lo spirito della natura si rivela al mondo. L’anima dell’uomo si riversa in ciò che vive intorno, così egli diventa uno con tutto ciò che cresce, con ciò che germoglia e sboccia: fiorisce insieme al fiore, germoglia con la pianta, fruttifica con l’albero.
La primavera scioglie, in una possente espirazione, gli spiriti della natura: essi sorgono dalla tomba dell’inverno, si innalzano nell’atmosfera sino a sfiorare le orbite dei pianeti e a percepire le leggi eterne delle stelle.
La terra in inverno era quieta e placata come lo è la testa dell’uomo quando ha risolto un enigma. Ma quando a marzo le piante succhiano dalla terra le sostanze minerali per crescere, allora si diffonde nella natura una vitalità interiore, quasi una inquietudine. Sotto terra serpeggia la brama di vivere.
Questa brama attira stuoli di esseri ahrimanici (1). Essi aleggiano come un vento sottile che spira ovunque, come una pioggia che si riversa sul calcare della terra. Quando gli antichi veggenti vedevano nella atmosfera forme di draghi erano gli spiriti ahrimanici che vedevano. L’obiettivo di questi esseri è di trasformare la terra in un unico grande animale, distruggendo su di essa ogni forma di vita intelligente, ogni sentimento morale, la bellezza dell’arte, l’ordine della civiltà. Essi vorrebbero disciogliere le anime degli uomini in un grande essere collettivo dominato dai bassi istinti (2), farle cadere per sempre in uno stato di trance.
 
 
 

Ahrimane è il “principe di questo mondo”, è la forza di gravità che schiaccia gli uomini alla materia bruta. Egli corrompe con l’avidità del denaro, con l’ambizione del potere, con la brama dei sensi. Ma il patto firmato con lui a lungo andare è sempre fonte di sciagura. Ahrimane è il materialista perfetto: sua è la forza di gravità che schiaccia tutto verso terra. Negli uomini da lui dominati il pensiero della testa è solo una trasformazione dei succhi dello stomaco: seguendo le vie di Ahrimane essi discendono verso l’ominide. Se l’uomo si arrendesse completamente ad Ahrimane la sua figura si ripiegherebbe verso terra perdendo la nobile posizione eretta, il suo ghigno sarebbe quello della scimmia. Il corpo perderebbe l’agilità diventando grossolano e ricurvo come quello del gorilla; i movimenti perderebbero l’armonia della danza, l’eleganza della ginnastica, la velocità nel nuoto (3). Ahrimane promette il godimento dei frutti della vita; in realtà trasformando l’uomo in bestia gli vende la morte. L’uomo cedendo il suo spirito perde la scintilla della eterna giovinezza, così il suo organismo si calcifica e una sclerosi indurisce i movimenti e i pensieri.
Ogni anno a primavera, quando gli animali si risvegliano dal letargo e le forze vitali delle piante si proiettano verso l’alto, l’oscuro signore ha ancora una volta l’illusione di poter dominare completamente l’umano.
L’uomo deve vincere la corruzione di Ahrimane, dominando con la propria anima nobile gli istinti inferiori, portando la moderazione e la ragione nella sfera degli impulsi (4). Solo così egli può conservare la dignità della propria figura e la posizione eretta tra cielo e terra.
Ma un’altra forza produce squilibrio nella vita dell’uomo: essa si presenta come una divinità portatrice di luce, libera dalle limitazioni della vita terrena, splendida nell’espressione del volto come la stella del mattino. Quando Lucifero si manifesta, la forma del suo capo irraggia una bellezza meravigliosa, ideale. La sua forma sembra emergere dai colori del cielo dell’aurora, da formazioni gialle e rossicce, da vapori azzurri e violacei. Tutta la sua figura splendente è come se fosse formata da tenui vapori extra-terrestri. Egli appare bello ed amabile come la stella del mattino che sorge da oriente.
 
 
 

È un essere sapientissimo. La mente di Lucifero capta i più profondi misteri dell’universo mentre le sue ampie ali si stendono nell’immensità. Dalla fronte, dalla laringe, dalle orecchie di Lucifero si irraggiano onde che sfiorano tutto ciò che vibra nell’universo. E ciò che è tastato dalle onde ritorna alle orecchie di Lucifero, entra nella sua mente per poi uscire di nuovo come verbo che si espande nell’universo.
Lucifero è il grande seduttore, fu lui a sedurre per primo l’umanità nei tempi più antichi, prima ancora che Ahrimane cominciasse a corromperla. In antico l’uomo era legato ai ritmi naturali, seguiva fedelmente il grande ordine della natura. Lucifero lo spinse alla ribellione, liberandolo dall’ordine naturale e donandogli il senso del proprio arbitrio. Per far questo anzitutto svincolò la procreazione umana dal ritmo della natura. Per un istinto primordiale gli uomini arcaici tendevano al concepimento in primavera, in modo che le anime giungessero sulla terra passando attraverso la porta del solstizio. Lucifero svincolò l’uomo da questo ordinamento: gli diede la possibilità di riprodursi ad arbitrio e così gli trasmise il senso della propria libertà, ma anche la propria irrequietezza spirituale.
Lucifero infatti è puro spirito: disdegna la materia e dona la libertà dalla natura. Ciò che è aldilà della materia sensibile diventa visibile al suo sguardo: ciò che è occulto a lui è palese. “Il suo regno non è di questo mondo”. Egli ama l’aldilà più dell’aldiquà, spinge alla morte più che alla vita. Affascinati dal suo miraggio trascendente i suoi seguaci pensano che la terra sia solo una valle di lacrime.
Se Lucifero dominasse a pieno la natura umana, le parti inferiori dell’organismo, quelle che permettono di stare saldamente ancorati alla terra ed agire, sarebbero distrutte. Gli uomini diverrebbero eunuchi ed effeminati. Non avrebbero più vigore virile, ma sarebbero spiriti evanescenti. Non avrebbero dignità e coraggio, ma sarebbero come pecore sottomesse al pastore e ai suoi cani.
A primavera si fa più forte la seduzione luciferica: nelle nubi di marzo dinamicamente si protendono gli spiriti luciferici. Per quanto essa sia affascinante, l’uomo deve vincere questa seduzione spirituale. Deve rimanere fedele alla terra, concentrato sulla missione da compiere nel luogo e nel tempo in cui vive. Godendo i frutti della esistenza terrena, non deve rinunciare ai piaceri, non deve dimenticare i doveri che la vita gli pone (5). Gli uomini non devono inseguire la bellezza nell’aldilà ma devono sforzarsi di realizzarla sulla terra, sia pur in forma finita e peritura.
Chiamiamo Ahrimane e Lucifero la corruzione di due grandi forze spirituali e fisiche. L’impulso dell’uomo a liberarsi dalla materia e a proiettarsi nel mondo del puro spirito si abbaglia in Lucifero. L’impulso ad amare la vita terrena si fa ombra in Ahrimane. Essi sono come specchi deformanti che distorcono l’immagine delle due parti del tutto: la materia e lo spirito. Le forze che essi utilizzano non devono essere represse, ma redente.
Cogliamo Ahrimane nella forza di gravità che dà peso al corpo umano e lo attrae verso il basso. Cogliamo Lucifero nella corrente che spinge alla deriva i corpi negli spazi interstellari.
Lucifero vuol distogliere l’uomo dalla vita sulla terra, vuole impedire che egli impieghi le sue energie per ordinare il mondo, per dare forma alla materia ed abbellirla. Lucifero attrae l’uomo col suo fascino, con la sua immensa bellezza fuori dalla terra: lo spinge ad odiare la semplice vita terrena, l’esistenza quotidiana prospettandogli il miraggio di mondi meravigliosi nell’aldilà.
Ahrimane attrae l’uomo alla terra, richiudendolo nel breve giro dei piaceri grossolani, degli istinti, degli interessi materiali.
Ma in equilibrio tra queste due potenze si pone la divinità solare, la divinità che si rivela al mondo attraverso la luce del Sole. Come noi vediamo con gli occhi il disco del Sole in perfetto equilibrio tra la dura terra e gli spazi siderali così intuiamo la divinità del Sole in equilibrio tra Ahrimane e Lucifero.
 
 
 

Il dio che è nel Sole si innalza sulla materia, trafigge il serpente di Ahrimane, come già fece a Delfi. Con la bellezza del suo sguardo attrae la forza di Lucifero e la spinge a discendere nella sfera terrestre. Per mezzo del suo volto bellissimo, che si rivela ogni giorno nel cielo, la luce divina entra infatti nel mondo sensibile.
Egli schiaccia il drago di Ahrimane, come già fece a Delfi. In qualunque modo lo si chiami ed invochi, egli porta agli uomini la salute e la purificazione.
calendario. Come il Sole a primavera risorge dalla tomba dell’inverno e trionfa così il Dio della Luce vince le tenebre della materia e le illusioni dello spirito. Il Sole della primavera che accarezza le piante è immagine dell’Invincibile che trionfa sulla terra e in cielo, portando all’uomo la salute perfetta.
Nell’aria irradiata dal Sole della primavera si avverte anche l’influsso sottile di un’altra grande divinità, quella che gli antichi chiamavano Mercurio, lo spirito dell’aria. In alchimia il processo mercuriale si produce quando gli elementi dell’aria e dell’acqua si mescolano: in primavera, quando l’aria si riscalda e le acque più intensamente evaporano per poi discendere come pioggia sulla terra, il turbinio degli elementi manifesta la potenza del dio. Nel cosmo la terra appare azzurra come una gigantesca goccia d’acqua e l’azzurro dell’acqua esprime appunto l’effetto dell’influsso mercuriale.
 
 
 

Mercurio è una divinità particolarmente vicina agli uomini, egli non ha smesso di comunicare ad essi le sue verità segrete anche dopo il declino della civiltà antica. Per questo i saggi del Rinascimento lo invocavano come Ermete Trismegisto: Hermes il tre volte grande.
In particolare Mercurio insegna agli uomini l’arte della guarigione e il simbolo di Mercurio, la verga dorata intorno alla quale si intrecciano i due serpenti (6), è il simbolo più appropriato per coloro che recano sollievo ai malati con i rimedi della medicina.
Nel nostro tempo un compito particolare si pone per coloro che vogliono farsi seguaci di Mercurio: la conciliazione tra la medicina moderna, figlia della scienza sperimentale, e la medicina dello spirito. Queste due branche devono essere unificate, senza che l’una disprezzi l’altra o l’altra ignori l’una. La salute fisica e la salute spirituale debbono essere considerate come due aspetti della stessa realtà: la purificazione dell’anima e il benessere del corpo sono entrambi necessarie affinché lo spirito che è incarnato in ogni uomo possa compiere con energia la propria missione di vita.
La primavera è la stagione di Mercurio. Quando l’aria si fa dolce e profumata il dio fa fluire le sue forze nella natura. Per questo è tanto importante la vita all’aria aperta, a contatto con la natura, l’escursione in quei luoghi sacri che sono i boschi, nei quali la nostra stirpe ritrova il contatto con la sua origine. Chi tende l’orecchio alla natura trae ispirazione per comprendere le virtù terapeutiche delle piante, delle sostanze, delle giuste abitudini.
Mentre l’uomo cammina, marcia, avanza sulle proprie gambe una corrente sale dalle profondità della terra e va a corroborare la sua volontà. Per quanto provenga dal grembo della terra essa è una corrente di tipo luminoso e solare, percepibile con particolare intensità appunto nella stagione di primavera.
Nel cielo della primavera si libra in alto la figura di Mercurio, col suo sguardo riflessivo, con in mano la verga attorno alla quale guizzano le correnti serpentine. Allora i grandi elementi cominciano a mescolarsi e a fondersi tra di loro: l’acqua si surriscalda e sale verso l’alto nella regione dell’aria, i venti primaverili spingono le piogge a ricadere sulla terra. I quattro elementi formano tra di loro un circolo: un grande serpente di fuoco che roteando genera l’energia nel cuore segreto della natura. Gli Etruschi chiamavano Turms il loro Mercurio, il nume che mescola di continuo gli elementi. Mercurio è appunto il dio delle metamorfosi. La maschera del nume manifesta la forza arcana della natura che muovendo in eterno circolo gli elementi rinnova la vita. L’uomo stesso deve partecipare con la propria coscienza al movimento della vita. La meditazione sui quattro elementi, sul modo in cui l’uno si riversa nell’altro tende proprio a questo obiettivo (7).
Una alimentazione sobria ed equilibrata durante l’inverno predispone l’organismo ad assimilare le forze di risanamento che si liberano nell’aria della primavera. Nel sistema respiratorio sono custoditi i segreti del risanamento e le forze del sistema respiratorio sono particolarmente attive nel settennio tra i sette e i quattordici anni: per tale ragione la vita all’aria aperta, l’educazione ginnica, il sentimento del valore sacro della natura coltivati in quella età sono causa di vigore e salute per buona parte degli anni a seguire.
Un’arte medica approfondita dovrebbe comprendere in che modo le malattie fisiche siano esse stesse sintomi, manifestazioni esteriori di squilibri interiori, di disarmonie dello spirito sorte con il succedersi delle vite. L’influsso di Ahrimane sull’essere umano tende a produrre l’indurimento, la sclerosi dell’organismo. Lucifero influendo invece sulla respirazione tende a disciogliere, a rende volatile l’organismo umano. La nuova medicina, nata dalla sintesi di scienza dello spirito e scienza della natura, dovrebbe individuare i rimedi fisici per curare le manifestazioni del male e nel contempo suggerire gli atteggiamenti spirituali adatti per eliminare la radice profonda della malattia. Infatti ogni malattia ha i suoi sintomi, ma la malattia stessa è solo un sintomo di qualcosa d’altro.  
Fonte: Centro Studi la Runa
 
Note:  (1) La definizione di “essere ahrimanico” fa riferimento alla figura di Angra Majnu (=Ahrimane) della mitologia aryo-iranica. Ahrimane, divinità della materia e della tenebra, può essere paragonata all’egizio Seth o al Tifone della mitologia greca. Mefistofele, lo spirito che nel Faust di Goethe propone di firmare il celebre patto con il sangue rientra nella medesima famiglia. Sono tipicamente ahrimaniche le credenze per le quali l’uomo è solo un animale trasformato, il suo pensiero una rielaborazione degli alimenti digeriti, le facoltà psichiche un riflesso delle libidini dell’inconscio. Anche i riti religiosi celebrati con l’intenzione di acquisire felicità materiale sono dominati da questo demone. (2) È evidente come molti aspetti degenerati della vita moderna (l’uso di stupefacenti, l’alcoolismo, gli scatenamenti delle masse nelle piazze, nei concerti, negli stadi, così come le celebrazioni religiose basate sulla rabbia, sulla emotività della fede e i fenomeni di possessione spiritica) tendono verso questo oscuro fine. Cfr. Cavalcare la tigre di Julius Evola. (3) Le scimmie hanno paura dell’acqua e alla nascita non hanno l’istinto natatorio che il neonato umano conserva. (4) Cfr. Etica a Nicomaco di Aristotele. (5) Cfr. Così parlò Zarathustra, di Friedrich Nietzsche. Il grande spirito di Nietzsche avvertì chiaramente gli effetti negativi dell’influsso di Lucifero propagati dalle correnti religiose che ad esso in larga parte si ispirano; tuttavia egli si contrappose agli spregiatori della vita basandosi su una concezione del mondo limitata dalle superstizioni del materialismo ottocentesco. L’impulso metafisico della sua anima veniva così rinchiuso a forza nella gabbia delle superstizioni “fisiologiche”: in questa terribile compressione è da ravvisare la radice dell’impazzimento di Nietzsche (qualcosa del genere era accaduto nell’antica Roma al poeta Lucrezio). (6) Il caduceo di Mercurio esprime nel mondo occidentale l’immagine delle tre correnti della fisiologia dello yoga: ida, pingala e sushumna. (7) Al riguardo, Massimo Scaligero ha indicato un esercizio di meditazione, che coinvolge i tre chakra basilari della corporeità umana legati appunto agli elementi della terra, dell’acqua, e del fuoco.
 
 
 
 
Le Feste della Primavera
 
 
Sham El Nessim

La più antica festa di Primavera del mondo pare essere Sham El Nessim le cui tracce risalgono a circa 4700 anni fa. Sham el Nessim (Sham el Nisseem, Sham el Niseem), letteralmente «fiutare il vento», è festeggiata in Egitto e segna l’inizio della primavera. Cade il primo lunedì dopo la Pasqua copta, ma le sue origini sono legate alle origini dell’Egitto stesso. In epoca Faraonica essa era una ricorrenza legata all’agricoltura, i cui riti di fertilità furono inglobati dal Cristianesimo nei riti Pasquali.
Il nome della festività sembra derivare dal termine «Shamo» indicante l’antica stagione egizia del raccolto. La data d’inizio del festival non è mai stata fissa, ma veniva ogni anno annunciata, la sera prima del suo inizio, ai piedi della grande piramide. Ai tempi dei faraoni la festa si chiamava semplicemente «Shamo» che significa «rinnovo della vita» e secondo gli antichi quella data rappresentava l’inizio della creazione. In epoca copta il termine fu alterato in «shamm» (olfatto o respirazione) ed è stata aggiunta la parola «nessim» (brezza). Secondo le fonti, la prima celebrazione di Shamo risale al 2700 a.C., verso la fine della terza Dinastia.
 
 
 

Secondo gli annali di Plutarco, durante questa festa era onorato l’intero Pantheon e gli antichi egizi solevano offrire pesce salato, lattuga e cipolle alle loro divinità. In tutto il mondo l’uovo è simbolo di rinascita e rigenerazione legato alle celebrazioni primaverili. Ancora oggi la festa è celebrata seguendo l’antica simbologia. Il giorno di Sham el Nessem le strade e i prati delle città Egizie si riempiono di gente, coperte e colori. Gli Egiziani vanno a fare picnic all’aria aperta per respirare la brezza primaverile. La tradizione vuole, infatti, che la brezza rinvigorisca chi la respira. I cibi consumati in questa ricorrenza seguono per simbologia e principi le offerte citate da Plutarco, nel dettaglio sono: Fiseekh (pesce salato, la cui preparazione artigianale è tramandata di generazione in generazione), uova bollite e colorate, termis (semi di lupino), cipolle verdi, e lattuga. Ciascun alimento è avallato da un mito diverso. Le offerte di pesce agli Dei avevano lo scopo di garantire un buon raccolto. Il pesce salato simboleggiava per gli antichi egizi la fertilità e il benessere. I pesci erano abbondanti quando le acque si ritiravano dopo le piene del Nilo, lasciandoli intrappolati in piscine naturali, e quindi facilmente catturabili.
Le uova si confermano qui simbolo universale della rinascita e del Cosmo.
Infatti, l’usanza di appendere uova dipinte nei templi risale, in Egitto, alla fastosa epoca delle piramidi. Ancora oggi uova riccamente dipinte sono appese nei templi come simbolo della rigenerazione della Vita e dell’Universo. Anticamente le uova simboleggiavano il mitico uccello Fenice, che deponeva ed era al tempo stesso l’uovo cosmico.
Secondo la leggenda, infatti, l’Uccello di fuoco prima di morire preparava un nido in forma d’uovo, perciò si adagiava al centro del nido lasciandosi incenerire dai raggi del sole. Dalle ceneri nasceva poi l’uovo dal quale la Fenice riprendeva vita. La Fenice è la Luce del mondo, ella porta quell’amore universale e supremo in grado di generare ogni cosa. La Fenice è la Vita stessa e, allo stesso tempo, è il Cosmo nel quale essa porta la Vita, per questo genera l’uovo dal quale nascerà così come la Natura, genera sé stessa all’infinito. Le cipolle verdi sono, sorprendentemente, il simbolo più complesso della festa. Sono state ritrovate delle mummie con gli occhi imbottiti di cipolle e spesso, sulle pareti delle antiche tombe egizie, sono stati ritrovati affreschi rappresentanti cipolle. Ciò fa supporre che esse siano simbolo della vita eterna, tuttavia oggi la popolazione copta le considera un amuleto contro il malocchio e l’invidia, forse a causa di un’antica leggenda riportata su un antico papiro relativo a Memphis: "C’era un tempo, un Faraone che ebbe un unico figlio. Il giovane principe fu colpito da una malattia sconosciuta e restò costretto a letto per alcuni anni. Il popolo amava a tal punto il Faraone che decise di unirsi al suo dolore e così si astenne dal celebrare ogni festa proprio come facevano il Faraone e suo figlio. Il re convocò il gran sacerdote del Tempio di Oun, il quale diagnosticò al bambino una malattia causata da spiriti maligni. Allora il sacerdote ordinò di collocare sotto la testa del paziente una cipolla. Il sacerdote tagliò a fette una seconda cipolla e la mise sul naso del ragazzo in modo che egli potesse respirarne i vapori. Presto il principe recuperò le forze e guarì dalla malattia. Così nel palazzo si tennero sontuosi festeggiamenti per celebrare l’occasione che coincise con l’inizio della stagione primaverile. Come gesto d’amore per il proprio re, il popolo appese dei grappoli di scalogno sulle porte delle case, e in ricordo di ciò le cipolle sono regine durante lo Sham al Nessim."


Naw Ruz - Il Festival del Nuovo Giorno

Un’altra antica festa onorata ancora ai giorni nostri è il festival di Naw Ruz che significa «Nuovo Giorno». Il festival affonda le sue radici nello Zoroastrismo e i riti celebrati rievocano la storia della creazione e l’antica cosmologia del popolo Iraniano e Persiano.
 
 
Festa di speranza e di rinnovamento Naw Ruz è osservata oggi non solo in Persia ma anche nei paesi vicini: la sua celebrazione dura ben 13 giorni. La popolazione dà il ben venuto al nuovo anno purificando le case e saltando su falò grandi e piccoli allestiti per le strade. Questo festival è celebrato anche in altri paesi con fede musulmana quali Azerbaijan, Afganistan, India, Turchia, Zanzibar, Albania e diversi paesi dell’Asia Centrale. E’ una festa sacra anche per i Kurdi e per i musulmani Ismaili Nizari comunemente chiamati Aga Khanis.


I Riti Misterici d'Occidente

Per quel che riguarda l’antico Occidente, ovvero casa nostra, le primitive celebrazioni primaverili si sono fuse e confuse con le celebrazioni cristiane. Di alcune celebrazioni sono rimasti solo i nomi a ricordarci l’origine pagana, altre invece, pur avendo perso il nome originario hanno conservato simboli e riti in forma quasi intatta. Ad esempio in Germania e Inghilterra le parole usate per indicare la Pasqua (Oster in tedesco ed Easter in inglese) sembrano derivare dal nome di un’antica e poco conosciuta divinità norrena: Eostre, personificazione della Primavera. Oltre il nome della festività pare siano stati anche assorbiti i simboli dell’antica celebrazione, ovvero il coniglio pasquale e le uova dipinte. Infatti, pare che il coniglio o la lepre siano simbolo della Dea e che anticamente le si offrissero, il giorno dell’equinozio, uova di serpente dipinte. Secondo le poche fonti a nostra disposizione Eostre era una dea lunare, sposa di un dio solare che, per motivi imprecisati perì proprio qualche giorno prima dell’equinozio di Primavera. Tuttavia, prima di morire il dio aveva fecondato Eostre con il suo seme attraverso il quale nove mesi più tardi, ovvero a Yule, sarebbe ritornato alla Vita come figlio e sposo della dea.


Le Feste di Attis e Cibele

Nell’antica Roma era protagonista di una storia simile Cibele, dea di origine frigia che, in mancanza di una mitologia specifica, fu identificata con Rea, la Madre di tutti gli Dei. Vi sono differenti versioni del mito. Secondo alcune versioni Cibele era madre Vergine di Attis, dio frigio, secondo altre, invece, le due divinità intrattenvano un rapporto amoroso. In ogni caso, Attis si ritrovò a sposare una mortale, la figlia del re di Pessinunte. Durante le nozze Attis divenne folle a causa dell’intervento di un amante gelosa (secondo alcuni Cibele stessa, secondo altri Agdistis, demone bisessuale innamorato del giovane), così fuggì su un monte e si tolse la vita.
 
 
 
Addolorata per la morte del giovane dio Cibele intervenne per salvargli la vita. Secondo alcune versioni del mito, Attis tornò in vita dopo tre giorni, altre versioni invece, affermano che Cibele trasformò l’amato giovane in abete (simbolo, infatti, della vita eterna). In ogni caso la Dea della Terra istituì una cerimonia funebre da celebrarsi durante l’equinozio di Primavera. Le celebrazioni cominciavano il 15 di Marzo e terminavano il 28 Marzo dando inizio al nuovo anno.
Le cerimonie celebravano il mistero della morte e resurrezione, dunque i cicli della Vita e della Terra che si alternano. Assunsero presto un carattere misterico e furono gli unici culti orgiastici ed estatici che si siano celebrati in ambito romano caratterizzati da danze frenetiche il cui ritmo era scandito da tamburi.
Durante la cerimonia i sacerdoti di Cibele e Attis, i Coribanti, inscenavano la vita del Dio dall’infanzia alla sua morte e resurrezione. Durante i riti i sacerdoti si ferivano e spargevano il loro sangue. Oggi di questi riti restano solo le diverse forme di «Tarantella» danza popolare tipica delle regioni dell’Italia Meridionale accompagnate, dal suono del tamburello, antico simbolo di Cibele.


I Misteri di Eleusi fra Paganesimo e Cristianità

Ma i riti della Morte e Resurrezione più famosi dell’antichità sono senza dubbio i Misteri Eleusini. Inizialmente erano riti religiosi misterici celebrati nel santuario di Demetra nell’antica città greca di Eleusi. In seguito all’invasione ellenica e all’inglobamento di Eleusi nello Stato Ateniese, il culto dei misteri fu esteso all’intera Grecia antica e alle sue colonie. Sebbene i veri e propri misteri continuassero a svolgersi a Eleusi, anche le altre città celebrarono Demetra e sua figlia Persefone due volte l’anno.
Il rito era diviso in due parti: la prima, «piccoli misteri», era una specie di purificazione che si svolgeva in primavera e rappresentava il ritorno di Persefone presso Demetra. A questo rito partecipava l’intera popolazione, con una processione durante la quale agitando palme il popolo accompagnava la statua di Persefone fino al Tempio dove avrebbe riabbracciato sua madre Demetra che, felice per il ritorno della figlia avrebbe nuovamente fecondato la terra, gli animali e le persone.
La seconda parte dei misteri era detta, «grandi misteri», si trattava di un momento consacratorio e si svolgeva in autunno. A questa cerimonia erano ammessi solo pochi adepti. La cerimonia si svolgeva nel Tempio ed era vietata la diffusione di quanto avveniva durante la sua celebrazione, pena la morte. In questo caso, Persefone tornava nell’Ade, chi vi partecipava prendeva parte al Mistero della Morte e della Resurrezione.
 

La distruzione del tempio di Demetra nel 396 d.C., ad opera dei visigoti, cristiani seguaci dell’Arianesimo e condotti da Alarico, sancì la definitiva interruzione delle celebrazioni.
Tuttavia i Misteri erano stati per secoli i riti più conosciuti e venerati di tutta l’antichità. Cicerone stesso vi partecipò e nel De Legibus ne parlò come del «Beneficio migliore che Atene abbia portato agli uomini. Attraverso i misteri abbiamo imparato a conoscere i principi della Vita [principia vitae] e attraverso questi, il mezzo non solo di vivere nella gioia, ma anche di morire con una speranza migliore».
Questo Beneficio, non fu mai dimenticato dall’umanità e, sebbene la parte esoterica dei misteri sia scomparsa con i suoi partecipanti, la celebrazione essoterica, ovvero quella alla quale poteva partecipare l’intero popolo è sopravvissuta fondendosi e confondendosi con le celebrazioni pasquali dell’area tarantina.
In questa parte di Salento, infatti, si svolge un rito pasquale diviso in due parti. La prima parte si svolge durante il Giovedì Santo, giorno di celebrazione solenne durante il quale i fedeli visitano i «Sepolcri» ovvero altari allestiti all’interno delle chiese con cestini di grano giallo più o meno riccamente decorati (chiamati li piatti). Uomini incappucciati e scalzi, detti «Pappamusci» girano di sepolcro in sepolcro come guardie e penitenti allo stesso tempo, spesso in italiano sono tradotti con il termine "Pellegrini" e rappresentano, in un certo senso, gli angeli che proteggono il sepolcro e le anime che cercano Dio. Le chiese rimarranno aperte fino all’alba del giorno dopo, Venerdì Santo, la sera del quale sfileranno le 12 statue dei Misteri costituenti la seconda parte del rito.
In questa cerimonia sono evidenti i simboli eleusini. Il grano era simbolo di Demetra, Dea delle messi e il cereale era adoperato abbondantemente durante i Grandi Misteri per giungere all’estasi attraverso un fungo allucinogeno presente fra le sue spighe. Il colore giallo pallido rappresenta l’annuncio della resurrezione della vita, il sole nella sua pienezza. I Pappamusci, la cui identità è tenuta segreta, rappresentano gli iniziati ai misteri custodi del mistero di morte e resurrezione. La seconda parte del rito pare di importazione spagnola ed è comune alla celebrazione pasquale della Sicilia, tuttavia il nome attribuito alla sfilata di statue (I Misteri) identifica come questa sia la rappresentazione non solo della Via Crucis ma anche del misterioso percorso che l’anima compie per giungere a Dio.


Lo Spirito Universale araldo di Primavera

Si potrebbero riempire molte pagine con riti e leggende di questo tipo provenienti da tutto il mondo. Così come uno è il Sole attorno al quale ruota il nostro Pianeta, così una sembra essere la festa d’equinozio. Ma perché questo evento è così importante? La risposta più ovvia sembra essere semplicemente, che l’arrivo della primavera coincide con l’arrivo di maggiore benessere e prosperità, o almeno con la speranza del suo arrivo. L’allungarsi delle giornate e il calore del sole favoriscono anche il ritorno della vita tra i campi e la possibilità di una maggiore pesca per mare (migliorando il tempo diminuiscono le tempeste). Questo fa sì che per gli uomini, specialmente in tempi antichi e legati alla coltivazione, si rinnovasse la speranza in un futuro migliore. In realtà a questa spiegazione pare se ne aggiunga una seconda di natura meno evidente ma non meno importante, anzi, possiamo dire che è questo il vero motivo del risveglio primaverile.
Secondo gli alchimisti e gli astrologi, ma non solo, sarebbe più abbondante sulla Terra l’Ein Sof o Spirito Universale fecondatore della Madre Terra. Secondo queste dottrine esoteriche lo Spirito è veicolato da agenti atmosferici come la pioggia, i raggi solari e il vento che in primavera sono più abbondanti rispetto al resto dell’anno. Essendo lo Spirito responsabile della vita in tutte le sue forme, la sua abbondanza fa si che abbondi la vita non solo nel regno animale e vegetale ma persino nel regno minerale e che ogni essere senta il richiamo e l’istinto alla procreazione. Quest’Anima Mundi è anche chiamata Amore e non a caso, in tutte le leggende ricorre l’amore nelle sue forme più diverse.
Può sembrare ingenuo, nel XXI secolo, credere che la fioritura primaverile sia dovuta a una sorta di «Alito Divino» eppure troviamo esplicitamente questo «Soffio» in miti come quello di Sham El Nessim, dove la «brezza di primavera» porta vitalità a chi la respira o in quello di Eleusi, dove la fecondità dei campi è frutto della gioia di Cerere. Secondo le più antiche scuole esoteriche quest’Anima Mundi si genera da sé stessa, proprio come la Fenice. Potremmo interpretare i miti primaverili come la spiegazione di un percorso dello Spirito, che attraverso le piogge autunnali, penetra nelle viscere della Terra dove attende per l’intero inverno, maturando e nutrendo la Madre della quale è anche Sposo e creatore. Così, in tutti i miti, abbiamo un dio eroe amante e figlio della Dea Madre che torna alla vita dopo aver vagato nell’oscuro mondo dell’oltretomba. Infine, proprio come Agdistis, lo Spirito universale è androgino. Spesso anche le dee madri presentano caratteristiche androgine nella loro veste di divinità lunari. Lo Spirito universale è regolato, come le maree dalla Luna. Il pallido astro riceve luminosità dal sole, veicolo principale dello Spirito, perciò essa è sia ricettiva che attiva.
Oggi è più difficile sentire quest’Alito di Vita, rimbalzato da camion e grattacieli su balconi depressi ma Amore non demorde, la sua musica soave e leggera vola oltre i clacson e le sirene, la sua danza ci coinvolge nonostante i tram e le corse per le metropolitane e fra l’asfalto e il cemento porta ancora fiori e profumi. Così, in questo secolo razionale, le chiese si riempiono ancora di sepolcri e le campane suonano il giorno di Pasqua salutando lo Spirito che i Cristiani chiamano e identificano in Gesù. Nelle sinagoghe risuonano i salmi e si racconta ancora di Mosè che guida il popolo dall’Egitto (terra di morte) alla Terra Promessa (luogo della nuova e felice vita). Il frenetico Giappone si ferma, il giorno dell’equinozio e si reca a trovare gli antenati, celebrando questo giorno con riunioni di famiglia. I Neopagani accendono piccoli fuochi casalinghi o si riuniscono in cerchi nei boschi, salutando la natura sotto il nome di Ostara. In quasi tutte le religioni del passato e del presente l’equinozio di Primavera è la celebrazione più importante, centrale della religiosità, questo perché essa rappresenta anche la rinascita dell’anima, il coronamento escatologico dell’essere umano, il suo congiungimento con il divino o, quanto meno, la speranza che ciò avvenga quanto prima. «Com’è in alto così in basso...» così come il sole raggiunge nell’Equinozio la propria realizzazione ciclica, così l’uomo compie la realizzazione completa di sé stesso. Come l’Astro splende perfettamente a Est così, in questo giorno, l’anima trova la propria luce. Come luce e oscurità sono in perfetto equilibrio così gli opposti che nel nostro cuore combattono senza sosta trovano quiete, yin e yang si uniscono e annullano vicendevolmente creando la perfetta armonia. L’Equinozio di Primavera è il giorno in cui la Natura tutta risorge a nuova vita e nuova speranza, in cui il nostro cammino umano ritrova la speranza e rinnova il patto e la promessa con Dio ancora una volta.
Fonte: Cronache Esoteriche
 
 

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