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Si ringrazia il dott. Luigi Braco per molto del materiale qui presente
Vedi anche il film VITRIOL

 

 

La Famiglia Lebano

I Lebano risultano ascritti tra le famiglie nobili di Lustra Cilento fin dal XVI secolo e si imparentarono con i principi di Tocco, i conti Antamoro, i Monaco duchi di Sasso, i principi Capece Minutolo, i principi Granito Pignatelli di Belmonte, i Pinto baroni di San Martino. Il magnifico Andrea Lebano é qualificato nobile vivente nel catasto onciario di Lustra del 1765. Giovanni Lebano fu scrittore e saggista a Napoli nel 1860, alcune opere: "Sulla utilità ed importanza delle scienze economiche nella civiltà moderna", "Elogio in occasione del giorno onomastico di sua maesta Ferdinando II", "Il miglioramento morale e civile degl'Italiani e delle nazioni in universale" . Gaetano Lebano fu ufficale alla corte borbonica, Pietro Lebano, medico, patriota e garibaldino, per sfuggire ai Borboni fuggi' in India dando origine al ramo indiano della famiglia, Felice Lebano (n. 1841) musicista, arpista, fondò e diresse la piu' grande orchesta di sole arpe mai esistita, dopo essersi trasferito in sud america. Andrea Lebano fu ambasciatore dei Borbone e ministro in Uruguay, Francesco Lebano (n. 1837), fu segretario della Real Casa di Borbone e sposò Rosa dei principi Capece Minutolo.

 

 

Vita di Giustiniano Lebano

 

Della vita del Lebano conosciamo quello che una noto giornalista del tempo, forse un suo ammiratore e discepolo, Gerardo Laurini, scrisse sul giornale salernitano “Irno” nel 1901 e che riporto per intero. 

 

“Chi capita a Torre Annunziata e vi si ferma magari due o tre giorni non può non sapere che colà vive un uomo dotato di una mente davvero superiore, di una vasta cultura classica, di un animo aperto, mite, nobilissimo, instancabile nel beneficare, nonostante che spesso abbia avuto ed abbia ingratitudini non poche e non poche guerricciole volgari, delle quali egli né duolsi mai né serba il minimo rancore; giacché come un antico sapiente ben comprende e compatisce le debolezze e gli errori dell’umana natura. Quest’uomo è il comm. Giustiniano Lebano.

 

 

Piacemi di scriver di lui nel simpatico Irno, perché la sua famiglia è oriunda di questa provincia. Suo padre avv. Filippo era di Sessa Cilento, donde insieme colla moglie Maria Acampora fu costretto ad emigrare a cagione delle sue idee liberali. E si stabilì a Napoli. Ivi il 14 Maggio del 1832 nacque Giustiniano. Fin dai primi anni costui mostrò ingegno svegliatissimo e grande inclinazione agli studi letterarii. Fu affidato perciò alle cure dei più valorosi e rinomati insegnanti. Il Puoti, il Fabbricatore, e l’abate Fornari gl’insegnarono l’italiano, il Parascandalo e un dotto gesuita il latino, il canonico Lucignano il greco e il canonico Ferrigni l’ebraico. Tutti meravigliavano della straordinaria prontezza che il giovanetto usava nel vincere le più grandi difficoltà di coteste lingue, nella cui completa e perfetta conoscenza diè bella e solennissima prova negli esami che sostenne il 21 settembre 1849 nella R. Università al cospetto di uomini gravi ed eruditissimi, i quali nel consegnargli il diploma di dottore in lettere e filosofia gli fecero le più ampie lodi. Ma egli non si stette pago a tali lodi: non si riposò, come suol dirsi, sugli allori; e volle studiare giurisprudenza.

 

 

E studiò il diritto civile col celebre Roberto Savarese, il diritto penale col consigliere Caracciolo, il diritto canonico e il diritto di natura e delle genti col canonico Soltuerio e con don Vincenzo Balzano, vicario dell’Arcivescovado. Aveva appena 21 anni, quando, abilitato agl’esami dal canonico Apuzzo, conseguì la laurea in Giurisprudenza. Cominciò subito ad esercitare l’avvocatura con felice successo. E nello stesso tempo insegnava privatamente diritto civile e canonico e pubblicava opere scientifiche e letterarie che levavano gran rumore per le discussioni a cui davan luogo. Nel luglio del 1854 fu iscritto nell’albo dei procuratori della Corte d’Appello. Il giovane Lebano, allievo d’insegnanti quasi tutti preti e gesuiti, avrebbe dovuto avere idee naturalmente assai retrograde. Pure, fosse l’educazione paterna, fosse il grande acume con cui aveva studiato i classici, fosse, che è più, l’elevatezza dei suoi sentimenti, non tardò ad iscriversi alla società segreta Giovine Italia, della quale divenne in breve tempo un adepto così prezioso ed importante che d’un tratto fu innalzato alla carica di Gran Maestro del Rito Egiziano, il cui precipuo intento era non pure l’indipendenza e l’unità della patria, ma anche la caduta del potere temporale dei papi.

 

 

L’opera sua di cospiratore fu efficacissima fino al 1870. Si narrano varii aneddoti caratteristici circa i mezzi, dei quali si serviva sia nella propaganda delle idee liberali, sia nell’eludere la severa vigilanza della polizia. Ne ricordo uno assai curioso. Nel 1852 si pubblicava a Napoli il “Cattolico”, giornale diretto da preti. Ebbene  - chi lo crederebbe? -  proprio su quel giornale Giustiniano Lebano stampava prose e poesie, che mentre sembravano ispirare a sentimenti borbonici e clericali, per chi sapeva leggere sotto il velame delli versi strani, celavano le idee più ribelli, le accuse più atroci e terribili contro il dispotismo. E quei preti baggei non ne capivano un frullo, con gran gusto del Lebano e de li altri patrioti come Vanni e Fucci. Sennonché i cento occhi di Argo della polizia riuscirono a scoprire nel Lebano ciò che ai preti del “Cattolico” era sfuggito. E lo spiavano di continuo seguendo ogni suo passo. Ma egli seppe accoccarla anche ai suoi segugi.

 

 

Avvertito che sarebbe stato arrestato da un momento all’altro, andò a cercar rifugio in un monastero, il cui padre guardiano, che era suo intimo amico e che nutriva sentimenti liberali al par di lui, gli fece radere i baffi e indossare le lane di S. Francesco. Un commissario di polizia andò una sera dal padre guardiano, e questi gli presentò il Lebano non ricordo sotto qual nome di frate. Giustiniano Lebano si divertì un mondo col commissario, che andava appunto in cerca di lui e che di lui parlò per l’intera serata, giurando e spergiurando che presto avrebbe avuto fra le sue unghie un essere così pericoloso. Il girono dopo il finto frate con una bisaccia addosso varcò i confini del Regno e, non molestato, riparò a Torino, portando seco una copiosa corrispondenza ai patrioti ivi esulati. Durante la sua dimora in Piemonte ebbe occasione di conoscere gli uomini più illustri del nostro risorgimento. Ritornato a Napoli nel 1860, riprese l’esercizio dell’avvocatura. Il Ministro Raffaele Conforti, che molto lo stimava, lo nominò subito deputato della commissione filantropica dell’esercito garibaldino. Compiuto scrupolosamente quest’incarico, altri importanti ed onorevoli ufficii egli ebbe dallo stesso ministro Pisanelli, come quelle di membro della Commissione per la compilazione delle liste elettorali, di deputato per gli alloggi dell’esercito italiano, ecc. Anche il Municipio di Napoli volle attestargli la sua fiducia nominandolo presidente del Comitato che colle rendite del comune distribuiva beni ai poveri della città per rendere men cruda la loro miseria, che in quell’anno era grandissima. Per queste ed altre benemerenze, il Lebano ottenne varii titoli onorifici. Nel 1868, perduti tre figli, assalito da una indicibile tristezza, si ritirò in una villa presso Torre del Greco. La moglie Verginia per tale irreparabile perdita, fu presa d’alienazione mentale, e si fece a consagrare alle fiamme, titoli di rendita, oggetti d’oro, documenti di famiglia e politici. Il famigerato brigante Pilone, che faceva delle continue scorrerie per quei d’intorni, tentava di catturarlo. Il governo mandò al lebano due guardie che scongiurarono il pericolo. Le opere di beneficenza di Giustiniano Lebano sono innumerevoli. Nel 1870 una grande carestia affliggeva i campagnoli di Torre del greco. Il Lebano dal novembre al maggio anticipò ai suoi coloni oltre seicento quintali di farina e mille quintali di granturco. Diede loro anche trecento quintali di zolfo per le viti. In quel medesimo anno, comperata una proprietà a Torre Annunziata, per dar lavoro agl’operai disoccupati, mise su uno studio di commercio. Ciò che più gli fa onore è la fondazione di tre ospizii pei poveri, di due orfanotrofi e di due istituti per fanciulle, uno a Sorrento e un altro a Palma Campania. Specie a quest’ultimo egli consacra tutte le sue cure e dà gran parte delle sue sostanze. Largamente munifico, è benedetto da tutti i sofferenti, che riccorrrono a lui o per consigli o per aiuti. Nelle ultime elezioni  amministrative fu eletto consigliere, e poi assessore del comune. Non è a dire lo zelo ch’egli pone nel disimpegno dell’officio suo. Giustiniano Lebano sembra più giovane di molti giovani d’oggi. Ha fede invitta nelle magnanime idee di umanità e di progresso. E questa fede gli perpetua la gioventù. Dal suo volto roseo e ancor fresco spira una simpatia fascinatrice, un’aura di sconfinata dolcezza. Egli vivrà ancora molti anni, perché ha forse un’alta missione da compiere. Studia e scrive sempre. Interroga le pagine polverose dei più antichi scrittori, i quali nella solitudine della sua villa, posta alle falde del Vesuvio, sulla via che da Torre Annunziata mena a Boscotrecase, lo incoraggiano a perseverare a far bene. Checché gliene avvenga. Innanzi a Giustiniano Lebano in tempi di egoismo cinico e ributtante, quali sono i nostri, chiunque serba un culto per la virtù deve riverentemente inchinarsi. Egli è il più grande filantropo di Torre Annunziata e sto, per dire, di altrove. Ed io che ho avuto l’inestimabile fortuna di conoscerlo sono orgoglioso di dirmi suo sincero e caldo ammiratore.”  

 

Tomba della moglie di Giustiniano Lebano, cimitero di Torre Annunziata

- Epitaffio -

 

Ulteriori notizie sulla vita di Sairtis trapelano da varie riviste tra cui “Politica Romana”, da cui sappiamo che egli fu dignitario della massoneria ufficiale del Grande Oriente, della Società Teosofica, del Rito di Memphis di  Pessina e poi dei riti egiziani unificati da Garibaldi. Molti sostengono che durante il suo soggiorno in Piemonte il Lebano abbia stretto contatti con il conte bolognese Livio Zambeccari (1802-1862) che fu cospiratore del primo Risorgimento, colonnello garibaldino e principe di Rosacroce del Rito scozzese, e che l’8 Ottobre del 1859, con altri sette fratelli massoni costituì la Gran Loggia Ausonia. Lebano certamente fece parte, assieme al barone Spedalieri e a Pasquale de Servis allora ex sottoufficiale del genio Borbonico, di un circolo martinista operante a Napoli sin dalla fine del settecento in stretti rapporti con la Società Magnetica di Avignone facente riferimento ad Eliphas Levi. Il Lebano, nome iniziatico Sairtis,  incontrò i maestri  più in vista del suo tempo quali lo scrittore Edward Lytton durante un soggiorno a Londra nel 1850. In seguito la famosa fondatrice della Società Teosofica Melena Petrovna Blavatsky volle incontrarlo soggiornando per circa tre mesi all’hotel Vesuvio di Torre del Greco. Dunque questo può farci comprendere quale grande personalità e maestro fu il Lebano.  Biografia Estesa dagli appunti privati di M. di J

 

Riferimenti

- Luigi Braco, "Alchimia di Partenope" e "Arcana Partenope", Tipheret Editore.
- Giornale "Il Pensiero Libero", articolo su Lebano.
- Giornale La Tofà", 17 marzo 2010, articolo sul Lebano
- Giustiniano Lebano e la Scuola di Napoli.
- Giosuè Carduci e Giustiniano Lebano.
- La Tradizione della “Terra di Saturno” di Paolo Galiano
- Un Massone alle Falde del Vesuvio
- Ely-Isis "Giustiniano Lebano ed i Misteri Classici Antichi" in "IGNIS" Rivista di Studi Iniziatici giugno 1990 n. 1 - Messina
- Massimo Introvigne " Il Cappello del Mago" - Sugarco Editore - Milano 1990
- Elysius,"La Sapienza Palladia" in «Politica Romana» n. 4 - Roma 1997
- Michele E. Barraco "Giustiniano Lebano e la Scuola di Napoli - con aggiunto l`inedito Delle Sirene" Libreria Editrice "Letture S...consigliate" Nove (Vi) 1999
- G. Maddalena - C. Guzzo - G. Lo Monaco - M. Di Iorio "Sairitis-Hus gli antri, le sirene,l a luce, l`ombra - Appunti biografici ermetici della Napoli ottocentesca" 1° Ediz. collana "Alle Radici dell'Ordine Osirideo Egizio", vol. II, La Torcia di Demetra, Brindisi giugno 2000 - Carpe Librum ,Nove (Vi) 2° Ediz. rivista e accresciuta, giugno 2001
- Gaetano Lo Monaco " L`Ordine Osirideo Egizio e la trasmissione pitagorica" Carpe Librum 2000 - 2° Ediz. "Quaderni di Adocentyn n°2" - 2006
- Giuseppe Maddalena Capiferro - Cristian Guzzo-" L´Arcano degli Arcani - Lungo il Nilo dell`Ordine Egizio - Il mito dell`Eterno Ritorno,ovvero la Lampada dall`Ombra delle Piramidi alla luce del Sebeto"- Ed.Rebis Viareggio 2005

 

 

Bibliografia

 

 

  1. "E’ Dio , o è l`uomo? È il Cholera-Morbus , o l`Ocifon-Sincope?", Tip. Antonio Cons - Napoli 1875
  2. "Cielo Urbico - Cantica sul modello dei Carmi Orfei Omerici e Sibillini", Napoli 1896
  3. "La Scienza delle Scienze ovvero il decadimento di sedici secoli di Letteratura Europea"
  4. "Del Morbo Oscuro chiamato da Areteo Ocifon - Sincope creduto Colera- Morbus", A. Tocco & C. Napoli 1884
  5. "La Sapienza", in due volumi
  6. "La Cantica dei Cantici", Stab. Tip. Torrese, Torre Annunziata 1891
  7. "Una Lacerazione ed Emendazione" al tema svolto da un ignoto G.R. nel giornaletto "La Luce",  e "La Cultura e le Scuole prima del Mille", Napoli, 1906    Napoli, 1908
  8. "La stirpe di Virgilio, ove si dimostra che fu romano, non Mantovano"
  9. "Il Giobbe"
  10. "La Genesi al cospetto del secolo XIX", in 2 volumi
  11. "Una Lacerazione ed Emendazione sul vero di Napoli e Palepoli"
  12. "Il vero della relegazione di Ovidio al Ponto", Tip. G. Nobile, Napoli, 1896
  13. "Dell`Inferno - Cristo vi discese colla sola anima o anche col corpo? Del Giudizio Eumenediaco del Tartaro degli Elisi", Stab. Tip. E. Prisco, Torre Annunziata 1899
  14. "Del Mistero e della Iniziatura", apparso in due puntate sui fascicoli n. 9- 10 di settembre ed ottobre 1899 de "Il Mondo Secreto" Detken & Rocholl - Napoli 
  15. "L`Antica Sapienza al cospetto del XX secolo", Tip. Stabiana Castello Vollono, Castellamare di Stabia 1906
  16. "Questi versi all'avv. Com. Alessandro Guarracino dedica e consacra", Tip. Elzeviriana, Castellammare di Stabia, 1904
  17. "Risposta alla sfida fatta dalla gazzetta La Scintilla all`avv. Giustiniano Lebano", Torre Annunziata, 1895
  18. "Seconda risposta alla sfida fatta dalla gazzetta La scintilla all'avv. Giustiniano Lebano", Stab. Tip. G. Nobile & C.o, Napoli 1895
  19. "Breve risposta dell'avvocato Giustiniano Lebano al rifiuto dei municipii di partecipare alla festa nazionale il XX settembre in Roma", Stab. tip. Torrese, Torre Annunziata 1895

Nota Bene: Alcuni testi si possono trovare presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, altri presso la Biblioteca Comunale di Torre Annunziata.

 

Articoli scritti dal Lebano sul giornale La Colonna 1896 - 1900

1 Luglio 1896 - 2 Ottobre 1896 - 2 Gennaio 1897 parte prima e parte seconda - 3 Gennaio 1897 - 3 Febbraio 1897 - 1 Marzo 1900 - 4 marzo 1900

 

Nuove Edizioni di Alcune Opere del Lebano

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I Maestri del Sinedrio Egizio?

 

Gli Allievi di Giustiniano Lebano: un articolo a cura di Michele di Jorio - Vincenzo Gigante - Nicola Ariano: 1 - 2 - 3 - 4

 

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