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ricerche a cura del dott. Luigi Braco


 

"Il nome di Giuseppe Sanchez ci è stato tramandato da Domenico Bocchini, il quale ha evidenziato l'importanza degli studi storici e simbolici del Sanchez. Egli si è spinto nel ricostruire le collocazioni geografiche degli antri campani, napoletani, italiani, europei e di altri continenti, ne ha evidenziato l'uso profano e/o sacerdotale. Restando nell'abito napoletano, il Sanchez ha ricostruito l'intera topografia sotterranea della città e la collocazione degli antichi templi, svelando il mistero di Partenope sotto il profilo storico, simbolico e iniziatico collegandola ad una certa costellazione, è un'opera unica che lo studioso della tradizione iniziatica dovrebbe leggere, inoltre essa va collegata all' "Origine di tutti i Culti" di Charles Francois Dupuis."
Luigi Braco

 

Giuseppe Sanchez nacque in Montefalcone da Vincenzo, ed Anna Loreta Carnuchio nel 31 agosto 1771, e fu il primogenito di altri sette figli per nome Luigi, Giovanni, Carlo (ucciso nel 1799 in tenerissima età dai sanfedisti ) Domenico, Giustino, Paolo (dotto economista e rigido scrittore di opere diverse) e Gaetano. Nei primi anni della sua fanciullezza ebbe a maestro il Sig. Michele d’ Astolfo in Civitacampomarano, dove furono educati molti altri uomini dotti della nostra Provincia, da noi già illustrati in questa sezione, e vissuti quasi contemporaneamente nella fine del secolo passato. Compiti gli studi in seminario, Giuseppe Sanchez fecesi prete per volere del padre più che per propria elezione, ma non abdicò per questo le cure della famiglia, ne' il culto delle lettere. Accettò ben presto con ossequio ed ammirazione le teorie degli Enciclopedisti, ed affrettò con i voti, e con la propaganda filosofica la emancipazione sociale iniziata in Francia con la rivoluzione del 1789. Fu per ciò arrestato e condotto. in Lucera nel 1795 insieme al padre Vincenzo, ed altri cittadini della Provincia, notati e notabili per amore di patria e di libertà, tra i quali Nicola Bichisao, Scipione Vincelli, Andrea Valiante, ed i già nominati in altre biografie, Marcello Pepe, Vincenzo ed Amodio Ricciardi, Duca di Canzano. Rinviati in Napoli dalla Regia Udienza di Lucera ( alla cui giurisdizione apparteneva allora il Contado di Molise ) furono essi tutti rinchiusi nel Castello di S. Eremo, dove stettero diversi anni, insieme ad altri moltissimi di altre provincie, rei egualmente di non volere più oltre riconoscere e riverire il capriccioso e dispotico imperio di una tirannia che dicevasi esercitata per la grazia di Dio, e che, cieca e dissennata, spingeva il suo odio alla rivoluzione francese sino al punto di arrestare tutti coloro che portassero i calzoni lunghi a modo parigino.

Giuseppe Sanchez, nel quale la condizione di prete e di uomo dotto, aggravava la reità della imputazione, restò nel Castello anche qualche altro tempo dopo la cacciata in esilio dei suoi compagni di sventure. Liberato da Championnet dopo l‘entrata dei Francesi in Napoli nel 23 gennaio 1799 fu da costui nominato Commissario della Repubblica nel dipartimento del Sangro, che comprendeva 16 cantoni, e destinato in Lanciano, capoluogo del dipartimento; essendo stato destinato in Campobasso l'altro Commissario Nicola Neri di Acquaviva-Collecreci, come abbiamo già notato nella di costui biografia. E siccome crediamo che potesse essere interessante per molti dei nostri lettori la notizia delle funzioni che esercitavansi dei Commissari della Repubblica, e quella della ripartizione teritoriale della Republica Napoletana, cosi riportiamo qui appresso la legge del 21 piovoso, anno VII della Republica francese, primo della Napoletana, promulgata da Champiouncfi relativa appunto alla detta ripartizione, e preceduta dalla legge concernente le facoltà delle Amministrazioni Dipartimentali ed i limiti della loro giurisdizione, trascrivendole dalla Raccolta degli Atti della Republica Napoletana, pubblicata da Carlo Colletta nel 1861, e da noi già citata in altre pagine di questa Sezione.


Caduta la Repubblica, Giuseppe Sanchez emigrò in Francia, fermandosi prima in Marsiglia e poscia in Avignone. Dopo la pace di Firenze, stipulata nel 1801, e con la quale fu assicurato agli esuli napoletani il ritorno in patria, Sanchez tornò in Montefalcone ove restò quasi nascosto sino al 1806, quando si recò in Napoli, e conosciuto Giuseppe Buonaparte fu da costui nominato suo Bibliotecario. D'allora in poi il Sanchez, ritrattosi del tutto dalla vita politica, e confermato Bibliotecario anche dopo la ristorazione borbonica, si consacrò interamente agli studi, dai quali non fu distolto che dalla morte, anzi per essi incontrò una morte scellerata, e crudele, poiché recatosi nel 10 ottobre 1838 ai Camaldoli di Majori, per osservare le anticaglie che esso doveva descrivere nella sua opera intitolata "La Lucania sotterranea", fu ivi, in luogo deserte ed alpestre, ucciso dall' uomo che lo guidava, a cui si affidò solo e senza alcun sospetto, trasecolato in altre idee che gli resero inavvertito il pericolo del luogo, della erma solitudine, dell’incognito ladrone che lo guidava, il quale, per strappargli l'oriuolo, il danaro, ed un' anello, che il Sanchez recava sempre al dito, ricco di gemme, (dono fattogli da un principe russo, il Duca Michele, nel visitare il Museo, dove egli era Bibliotecario ) ebbe tutto l‘agio, in sei ore che dimorò in quel giorno l'infelice Sanchez sulla montagna, all'uccidere, rubare, il capo recidere, e con esso il cadavere precipitare in profondo ad un dirupamento; come con pietosa cura dimostrò, ma invano, il di lui fratello Paolo Sanchez, in tutti Memoria indiritta alla Gran Corte Criminale della Provincia di Salerno, splendida di affetto fraterno, di dottrine sociali, di argomentazioni ingegnoso ed apodittiche, di ragionamenti umani, filosofici, e legali, ma di forma così studiata per se' vera dignità di linguaggio troppo rigidamente italiano nelle parole e nello stile, che la sua scrittura, affaticando la mente anche di lettori esercitati, riescir doveva, e riescì, ostia e non intesa dai giudicanti che rimandarono con libertà d'innocente l’insanguinato uccisore. Restò quindi senza vendetta legale l’eccidio per furto, operato in Sanchez con tanta più scelleratezza in quanto toglieva al mondo un'uomo di lettere e di virtù ornatissimo, e con esso struggeva in un istante 50 anni di studi rari e profondi.

Che se la cruenta e dolorosa morte ch’egli ebbe non fu neppure consolata dall’onore del sepolcro, essendosi rinvenuto del suo cadavere solo il teschio reciso e poche ossa disperse in profondo burrone, dopo tre mesi dalla sua disparizione, sarà perciò maggiormente cara a’ congiunti, agli amici, ai concittadini la memoria che facciamo di lui in queste pagine, dopo ventotto anni di luttuoso oblio, e di afflitto silenzio; ed a noi non parve mai più santo e più degno l’officio delle lettere, quanto ora che possiamo con esse onorare almeno le reliquie dell’ingegno di un’ uomo che perdè la vita in quella che cercava di renderla più onorata a sè e più utile agli storici, con studiose ricerche archeologiche; e confortare per tal modo anche il non mai quietato dolore de’ suoi congiunti che non poterono rendere sacre le reliquie del suo corpo in lacrimato avello.  Fonte: "Uomini illustri della provincia di Molise", Pasquale Albino, 1866.

 

 

Bibliografia

 
"Massime scelte, estratte dai libri dei Proverbi, detti Ecclesiaste, e della Sapienza, con la cita del re Salomone", stampato in Napoli nel. 1812, dai tipi di G. Eboli.
"Prospetto di Geografia fisica, e di ,Storia ragionata del Regno di Napoli", pubblicato in Napoli nel 1813 sotto il nome di Laura Aliprandini poi tipi di V. Cava.
"Saggio di un sistema di bibliografia designato sull’ ordine osservato da Giambattista la Porta, da Bacone, da d’ Alembert e da Diderot nel Quadro Sommario delle Conoscenze Umane". Un volume, stampato in Napoli nel 1820 dalla Tipografia francese.
"Influenza delle passioni sulla scibile umano, vale a dire sulle lettere, sulle scienze, e sulle belle arti", un volume, in Napoli nel 1823 per i tipi di Porcelli.
"Economia delle passioni: Lettere filosofiche morali indiritte ai suoi nipoti", un volume, in Napoli nel 1824.

 

"Le avventure del gigante del mare, rinvenuto morto nei primi giorni di maggio 1827 presso Otranto, città del Regno di Napoli",
Napoli, 1821, tipografia Trani.

 

"La Campania Sotterranea, ossia le Catacombe nei tempi del Paganesimo, ed in quelli del Cristianesimo, con brevi notizie degli edilizi scavati entro roccia nelle due Sicilie, ed in altre regioni" in due volumi pubblicati in Napoli nel 1833, tipografia Trani.

 

"Il Gran Musaico Pompejano spiegato ed illustrato, con osservazioni critiche su quanto si è scritto intorno ad esso"
stampato in Napoli, tipografia Trani,1835.

 

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