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Una ricerca a cura del dott. Luigi Braco


 

« Di Vilanova, cittadina nel Regno di Valencia, era un grande e famoso medico che si chiamava maestro Arnaldo di Vilanova. Era un uomo illuminato in diverse scienze, che disprezzava assai il mondo e andava vestito molto semplicemente, né mai volle prender moglie e si muoveva sempre a cavallo di un asino. Non aveva casa né ostello, e apparteneva al Terz'Ordine di san Francesco. Fu un uomo molto rinomato per sapienza naturale, grande scienza e vita virtuosa, uomo di grande zelo e molto fervente nell'incitare ogni creatura al servizio di Dio. Visse al tempo del re Giacomo d'Aragona di buona memoria, che fu fratello del re Federico di Sicilia. Questi conosceva l'arte della necromanzia in modo esaustivo, e fu pregato dal suddetto re Giacomo che gli insegnasse quest'arte, e non gliela volle mai insegnare, dando come motivo il fatto che ne avrebbe usato male; comunque, visto che amava più caramente il re Federico di Sicilia, dopo grandi e lunghe preghiere a lui lo concesse. E quando egli era passato in Sicilia per insegnare quest'arte al suddetto principe, ed arrivò a Genova, qui nostro Signore gli mandò una malattia che si chiama pleuresi; e benché non ci fosse stata prima nessuna malattia dalla quale egli non fosse guarito, da questa non poté guarire. » dal "Primer del Crestià", cap. 59 di Francesc Eiximenis.

 
Arnaldo da Villanova Villeneuve-lès-Maguelone 1240 - Genova 1313, è stato un medico e scrittore di opere a tema religioso in catalano del XIV secolo. Culturalmente molto vicino al francescanesimo spirituale, fu un personaggio influente nelle corti europee all'inizio del XIV secolo, consigliere del re d'Aragona, del papa e del re di Sicilia. Subito dopo la sua morte, la sua personalità e studi gli conferirono fama di alchimista e mago.
La vita di Arnaldo da Villanova, detto il Catalano, è tuttora avvolta nell'oscurità. Le informazioni e i dati riguardanti la sua vita sono piuttosto scarse.
Nacque intorno al 1240, nel borgo di Villeneuve-lès-Maguelone o molto più probabilmente in un villaggio ora inglobato nella città di Valencia, Vilanova del Grau. Intraprese gli studi classici presso Aix-en-Provence, quindi si trasferì a Montpellier per studiare medicina. Terminò i suoi studi a Parigi, dove si laureò verso il 1270.
A Parigi ebbe la possibilità di seguire i corsi di Alberto Magno, dalle cui opere nacque il suo interesse per l'alchimia.
Successivamente Arnaldo viaggiò molto al fine i perfezionare i propri studi di medicina, visitando diverse scuole e Università italiane, tra cui quelle di Bologna, Firenze, Perugia e Roma. Si recò a studiare anche a Napoli e a Salerno, presso la famosa Scuola Medica Salernitana, dove era stato redatto il "Regimen Sanitatis Salernitanum", il più consultato testo di medicina del Medioevo del quale Arnaldo scrisse anche un commento.
Tornato in Francia, esercitò la professione di medico in diverse località, stabilendosi infine a Parigi dove rimase per diversi anni. Qui incontrò Raimondo Lullo, futuro grande alchimista, che divenne suo discepolo.
 
 
Si recò poi alla corte del re aragonese Pietro il Grande, visitò diverse città della Penisola iberica, come Barcellona, Valencia, Tarragona e Madrid. Non dimenticò di recarsi a Toledo, città che all'epoca era un famoso punto d'incontro tra ermetisti provenienti da tutta Europa.
A Barcellona ebbe modo di apprendere la lingua araba ed ebraica (suo maestro di ebraico fu il domenicano Raimondo Martí) e di allargare i suoi studi, interessandosi sempre di più alla religione e alla politica. Nel 1286 Arnaldo già insegnava nello Studium di Barcellona e nello stesso periodo scriveva diverse opere a sfondo escatologico.
Divenne medico e consigliere di Giacomo II d'Aragona, figlio di Pietro il Grande, esercitando la sua influenza nelle decisioni politiche riguardanti la Corona d'Aragona, la Francia e l'Italia.
Inviato nel 1301 da Giacomo II a Re Filippo IV di Francia, fu arrestato appena giunto a Parigi, per delle affermazioni giudicate sospette contro la teologia scolastica, contenute nei suoi libri. Appellatosi a Filippo IV e a Bonifacio VIII, fu liberato ed ottenne di poter lasciare la Francia.
Venuto in Italia, seppe farsi apprezzare come medico anche da papa Bonifacio VIII (a cui fornì le sue cure contro i calcoli renali) che si mostrò con lui molto tollerante. Tuttavia, nonostante le simpatie del Papa, subì ugualmente condanne e carcere, a Roma e a Perugia.
Rifugiatosi in Sicilia, alla corte di Federico II d'Aragona, Arnaldo scrisse l'opuscolo De Cymbalis Ecclesia, dove fece professione di fede e di obbedienza al Papa per ingraziarselo. Si narra che proprio di fronte a Bonifacio VIII, Arnaldo compì una delle sue prime trasmutazioni pubbliche, a dimostrazione del suo sapere, ottenendo verghe d'oro purissimo.
I suoi rapporti con il Papato migliorarono con il successore di Bonifacio VIII, Benedetto XI, che fu Papa dal 1303 al 1304, e con il successore di questi, Clemente V, eletto nel 1305 per volontà del Re di Francia.
 

Clemente V favorì gli studi di medicina e di lingue orientali, istituendo cattedre universitarie e promulgando editti. Si fece però artefice e responsabile, insieme a Filippo IV, della distruzione e della spoliazione dei beni dell'Ordine del Tempio.
Nel 1305 l'Inquisizione nei territori della Catalogna proibì la lettura dei libri di Arnaldo, che spaziavano dalla medicina all'astrologia, dalla teologia all'alchimia. In essi, con uno spirito apocalittico, egli prevedeva per la metà del XIV secolo la fine dell'era presente e la venuta dell'anticristo.
Arnaldo fu chiamato ad esporre le sue teorie di fronte al Sacro Collegio riunito ad Avignone; in questa occasione si espresse contro i governi temporali, rompendo definitivamente ogni rapporto con Giacomo II, del quale, fino a quel momento, era stato medico e consigliere.
In Francia, Arnaldo riorganizzò gli studi della Scuola di Montpellier, di cui divenne rettore e professore. Qui, nel 1309, secondo un programma sanzionato da una bolla di papa Clemente V, pose le basi che trasformarono questa Scuola in Università e compose vari testi medici, diventando famoso per le sue polemiche contro la medicina araba e galenica e opponendo alla cultura dei libri l'esperienza pratica.
Anche Clemente V apprezzò personalmente le sue qualità di medico, mostrandosi anche interessato alle sue opere alchemiche (interesse che fu già di Bonifacio VIII).
Lasciata la Francia, Arnaldo fece ritorno in Sicilia alla corte di Federico II e si recò forse persino in Africa. Per conto di Federico svolse numerosi incarichi e missioni diplomatiche, recandosi spesso a Palermo, Parigi e Avignone. Fu durante uno di questi viaggi verso Avignone che Arnaldo morì in mare presso Genova, nel 1312 o nel 1313.
Dopo la sua morte, nel 1316 i suoi libri furono confiscati e bruciati dall'Inquisizione di Tarragona.

 

Opere
 
Flos Florum ovvero il "Libro del Perfetto Magistero".
Epistola Super Alchimia ovvero la "Lettera sull'Alchimia al Re di Napoli".
"Novum Lumen".
Il Trattato sull’Umido Radicale.
"Il Rosario dei Filosofi".
"Domande sull'Essenza e sull'Accidente".
"Lo Specchio dell'Alchimia".
"Semita Semitae".
"Testamento".
"De Decotione".
"Thesaurus pauperum".
"L'Opera Omnia Arnoldi de Villanova".
 
Risorse on line: Opere di Arnaud de Villeneve su Gallica, la biblioteca digitale della Bibliothèque nationale de France.
 
 
 
 
 
Il Sepolcro

Subito dopo la sua morte si sono perse le tracce del corpo per diversi secoli. Nel 1969 scavando al centro della cappella del Castello di Montalbano Elicona dove aveva soggiornato più volte, venne ritrovato il sepolcro in pietra. Bisogna attende il 7 maggio 2015, in occasione del 1º Convegno Internazionale di Studio su Arnaldo da Villanova per inaugurare la tomba e consentire agli appassionati di visitare i resti.
 
 

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